Percorsi Artistici - Maiolicati

a cura di Arch. Graziella Carotenuto - 2 gennaio 2014

Storia, descrizione e immagini della produzione di riggiole napoletane (le tipiche piastrelle artigianali in terracotta, maiolicate e decorate a mano) nel territorio metropolitano, dal XV al XX secolo.


Riggiole Napoletane

Nel XV secolo compaiono nel lessico napoletano i termini di riggiola, dal catalano rajola, che indica la piastrella artigianale in terracotta, maiolicata e decorata a mano, e di riggiolari che sono gli artefici di queste pavimentazioni.

L’arte maiolicara fu dapprima di importazione, successivamente il Re Ferrante d’Aragona richiamò maestranze di provenienza iberica per la produzione di prodotti maiolicati nella nuova fabbrica impiantata all’interno della Reggia di Castel Nuovo, che le abili mani dei riggiolari napoletani personalizzarono imponendosi con nuovi decori.

Ma nei secoli se ne perde la memoria, attribuendo erroneamente a fabbriche faentine o fiorentine le pavimentazioni maiolicate di età rinascimentale.

Tuttavia, durante il restauro della Reggia Aragonese, eseguito negli anni trenta del novecento, il ritrovamento della fornace è determinante per Riccardo Filangieri di Candida, che pone in dubbio le frettolose attribuzioni a fabbriche di importazione.

Successivamente, negli anni novanta, la Soprintendente Luciana Arbace esegue il primo intervento di restauro tecnico – scientifico dell’impiantito maiolicato della quattrocentesca Cappella di Sergianni Caracciolo del Sole, nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara. Il lungo e complesso intervento offre una preziosa occasione di ricerche e studi approfonditi dei singoli elementi. Lo schema del pavimento risale al tradizionale modello dell’opus alexandrinum; lo smontaggio dell’intero pavimento consente di eseguire sia la catalogazione delle diverse tipologie decorative che analisi di laboratorio su alcuni campioni. Ne è conseguito che i materiali argillosi sono di origine ischitana, o comunque vulcanica, che la produzione pavimentale è locale, con elementi decorativi peculiari della cultura umanistica di congiuntura artistica valenzano – napoletana.

Inoltre, i recenti lavori di scavo per la realizzazione della nuova metropolitana di Napoli, che hanno riportato alla luce molteplice materiale ceramico di diverse epoche, hanno finalmente ribadito che Napoli ha costituto un importante centro di produzione pavimentale maiolicata sin dall’epoca rinascimentale.

Questa consapevolezza ha consentito di rivisitare tutto il repertorio napoletano rimasto, di esaminarlo e scomporlo in un’ottica diversa, riconoscendone il carattere distintivo e innovativo, sia nel repertorio figurativo che nei valori cromatici, dal XV sino al XX secolo. Caratteristica dei pavimenti napoletani è che oltre a svolgere il loro naturale ruolo funzionale hanno avuto anche quello decorativo e simbolico, tipico della tradizione dell’arte pavimentale musiva figurata romana e dei tappeti orientali.

Nel XV secolo, a Napoli il gusto di coprire gli impiantiti con piastrelle maiolicate, oltre le residenze della Corte, coinvolse anche chiese, monasteri, chiostri, giardini e molte case nobiliari, raggiungendo l’apice nel XVIII secolo con l’ideazione di pavimentazioni monumentali a scena totale, espressione dell’integrazione tra architetti ed abili riggiolari di elevata maestria artistica: vanto non solo della tradizione artigianale napoletana ma soprattutto espressione di identità culturale e artistica. Quest’arte si espresse anche nella realizzazione di chiostri maiolicati, vere e proprie architetture en plein air, di immagini votive, di pannelli parietali, di lambrini, di cupole con embrici maiolicati e quant’altro era possibile decorare dando libero sfogo alla fantasia. L’arte maiolicara napoletana ben presto si estese anche oltre il territorio cittadino: nelle isole di Ischia e Capri e nella penisola sorrentina, a Sorrento e Massa Lubrense. L’ottocento fu un secolo di grandi cambiamenti, influenzato soprattutto dall’ascesa della classe borghese e dalla rivoluzione industriale. Per fronteggiare il nuovo mercato, la produzione fu parzialmente meccanizzata.

Nel 1825, il Real Decreto di Francesco I di Borbone introdusse l’obbligo del marchio di fabbrica sui prodotti del Regno per favorire le esportazioni, anche oltreoceano: le figuline a conduzione familiare si moltiplicarono rapidamente e nel 1845 furono censite circa 200 fabbriche di riggiolari, concentrate principalmente nella zona della Marinella prossima agli approdi.

Dopo l’Unità d’Italia, la produzione napoletana, ancora artigianale, non riuscì a concorrere con quella nazionale ormai industrializzata, determinando lentamente il declino delle figuline napoletane.

Ciò che resta del Patrimonio maiolicato Napoletano è da salvaguardare e valorizzare per trasmettere l’identità culturale napoletana.

Gallery

Video